Sei in: Storia medievale ® La direzione del sito


N.B. Per tutelare la privacy dei membri della Direzione, in questa pagina sono stati eliminati i loro indirizzi-mail. Chi volesse contattarli, può inviare un messaggio all'indirizzo-mail del sito.

   

DIREZIONE

   

da gennaio 2006

Vito Bianchi     Castelli: della Basilicata, della Calabria, della Campania - Libridine medievale - Pre-testi
Andrea Chiapella corrispondente estero Fonti del Medioevo, Links, Medioevo in Mostra, Segnalazioni
Fernando Giaffreda       segreteria - Castelli della Toscana - Pre-testi
Ruggero Gormelli Enigmi medievali - Medioevo filatelico - L'oggetto misterioso
Raffaele Licinio direttore editoriale e webmaster
Ester Lorusso Glossario ragionato delle opere fortificate
Giuseppe Losapio Cinema e Medioevo: Le «altre» recensioni
Gianluca Lovreglio Castelli della Puglia, provincia di Taranto - Pre-testi - Album
Stefania Mola moderatrice del forum - Chiese medievali di Puglia, Personaggi, Le Opere e i Giorni
Andrea Moneti Medioevo ereticale - Pre-testi - Medioevo quotidiano
Gaetano Pellecchia Cinema e Medioevo
M. Teresa Rauzino La memoria dimenticata. Microstorie - Pre-testi - Le «altre» recensioni
Giuseppe Resta Castelli della Puglia: provincia di Lecce
Max Siller corrispondente estero Biblioteca. Proposte di lettura

Vito Bianchi

archeologo e giornalista, dal 1999 è collaboratore della rivista mensile «Medioevo» (De Agostini-Rizzoli Periodici), per la quale firma ogni mese reportages, servizi speciali e recensioni. è iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti dal 1990. 

Dopo aver conseguito nell'a.a. 1992-93 la laurea in Lettere antiche (indirizzo storico-archeologico), si è specializzato in archeologia nell'a.a. 1995-96, al termine del triennio post-laurea intrapreso presso la Scuola di Specializzazione dell'Università di Bari. Al riguardo, ha usufruito anche di una borsa di studio universitaria, per essersi classificato al primo posto nel concorso di accesso alla specializzazione. Si è poi perfezionato in Storia del Mezzogiorno medievale nell'a.a. 1997-98, e ha svolto un dottorato di ricerca in «Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei Beni Culturali»è attualmente professore a contratto di Archeologia nell'Università di Bari, e collabora con la Soprintendenza Archeologica della Puglia. Oltre a diversi studi editi negli anni scorsi, ha pubblicato, per De Agostini-Rizzoli, i dossier monografici Il castello. Un'invenzione del Medioevo, e L'Islam in Italia

Più recentemente, per gli Editori Laterza ha pubblicato i volumi Gengis Khan. Il principe dei nomadi (tradotto anche in tedesco), Roma-Bari 2006, e Marco Polo. Storia del mercante che capì la Cina, Roma-Bari 2007.


Andrea CHIAPELLA

Appassionata di Storia medievale, in particolar modo di aspetti di storia politica e istituzionale (ma le piacciono molto anche la musica, il teatro e la letteratura del periodo medievale), vive a Buenos Aires, in Argentina, dove è nata nel 1971.

Studia nell'Instituto de Enseñza Superior Dra Alicia Moreau de Justo, a Buenos Aires, e Scienza Politica nella UBA (Universidad de Buenos Aires). Attualmente sta ultimando una ricerca su Dante Alighieri e la sua concezione politica.


Fernando GIAFFREDA

Nato nel 1954 ad Empoli, impara l’abbecedario a Montespertoli, assediato già dallo sguardo severo dei castelli di Sonnino, Montegufoni, Poppiano e Lucardo. Chiude le elementari a Prato, dove vive (ancora!?) e lavora (mah!…) all’ASL. Si diploma allo Scientifico Cicognini, dove tuttora s’aggirano le ombre squinternate di D’Annunzio e Malaparte, completamente ignaro di trovarsi in una scuola d’élite e di portafoglio. Insomma, ce la fa a laurearsi (1981) in Scienze Politiche al “Cesare Alfieri” di Firenze, dove per fortuna qualcuno che avrebbe dovuto affrontare (Sartori), se ne andò subito in America (1975), convinto dell’avvento del comunismo in Italia, ma non evita di inciampare negli Spadolini, negli Arfè, nei Fisichella o nei cugini di Cossiga. Intanto si sposa una prima volta senza il pretesto dei figli, facendo il casalingo, e a tempo perso si cimenta nei più svariati mestieri mantenendosi agli studi: commercialista a domicilio, magazziniere e camionista nella fabbrica di tessuti “a pelo” di famiglia (otto anni di pene).

Non era proprio una croce, ma ebbe lo stesso la sua fatal visione sulla via di Damasco (1975), imbattendosi nel filosofo “marxista-sui-generis” Henri Lefebvre (ha ancora “le spalle bruciate dal fuoco”). Gli scrive e vaneggia di erigerlo a novello Dahrendorf di un Pci terzoforzista europeo; lo porta in giro per Italia e catalizza il tutto consegnandoLo al giovane Licinio, il quale gli commina intanto la traduzione italiana (1980), per Dedalo Libri, di certi volumi singolari di Lui. Rifulso da un Nietzsche lefebvriano, scrive saggetti in rivista («Praxis», «Il Ponte») e stringe rapporti diversi: Montinari, Cerroni, Ingrao, Spinella, Sciascia, i quali si guardano bene dal diagnosticarlo, perché lui gioca sempre sull’anamnesi, senza ottenere terapia - che nel frattempo cerca, autodafé, in musica e in cucina. Gliela trova (hodie), ben azzeccata, il barone ritrovato Licinio, il quale lo incatena subito al durissimo lavoro espiatorio di questo sito: e di nuovo (gli) sta bene, perché ora è tranquillo veramente, anche se progetta nuovi guai: sposarsi per la terza volta.

L’unica cosa buona e giusta che ha fatto risale a sedici anni fa: sua figlia, l’irrefrenabile Gaia Nikita.


Ruggero GORMELLI

Nasce a Milano nel 1955 (dunque il 6 di marzo 2005 abbatte la barriera dei “primi” 50 anni). è uno degli ultimi milanesi “autentici” ( 8a generazione ), ma – non essendo mai stato sposato e quindi non avendo prole – il suo cognome – più unico che raro – finirà purtroppo con lui…

A dispetto di quanto di solito si pensa e si dice dei “milanesi”, fin da subito dimostra di non sapere esattamente cosa farà nella vita (e, con ogni probabilità, non lo sa neanche adesso…). Azzecca la scelta del Liceo Classico ( che – dice – “sceglierebbe altre 1000 volte”) ma non quella dell’Università (chimica teorica) e quindi non si laurea. Parla e scrive correntemente il tedesco e l’inglese (altrimenti – dice – “non si mangia…”). Infatti nel 1977 s’impiega presso una società di rappresentanze siderurgiche tedesche. è convinto che si tratti solo di un lavoro “temporaneo per pagarsi gli studi”. Ovviamente si sbaglia…. Dopo 28 anni ha sì cambiato società, ma sempre tedesche e nel ferro acciaio (ora si occupa di tubi per gasdotti ed oleodotti, per cui – dice – “è uno dei pochi che non può proprio affermare che non capisce un tubo… anche se “è” un lavoro del tubo…”). 

Come Ettore Schmitz - alias Italo Svevo – (anche se, ovviamente, non ne ha minimamente la stoffa…) coltiva interessi del tutto diversi dal suo lavoro, ai quali si dedica in ogni suo momento di tempo libero. è un lettore accanito ed ama leggere di tutto, ma la sua materia preferita è la Storia; colleziona francobolli e videocassette / DVD di teatro; gli piacciono i giochi (di carte, da tavolo, quiz, ecc.) e si diletta di enigmistica. Incessantemente gioca al Lotto, al Superenalotto ed a tutte le Lotterie possibili, nella vana quanto fallace speranza che “il colpo della vita” gli permetta di dedicarsi ai suoi interessi a tempo pieno… “Last but not least”: porta con misurata e contenuta fierezza il suo nome di Ruggero, del quale è sinceramente orgoglioso, sia per la storia, che per l’origine ed anche per l’etimologia.


Ester Lorusso

è nata nel 1973. Conclusi gli studi a Bovino, piccolo centro del Sub-Appennino Dauno, si è iscritta alla Facoltà di Architettura di Firenze, dove, relatore il prof. architetto L. Marino, si è laureata nel 1998 con il massimo dei voti.

Trasferitasi a Bari, dove ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione e dove al momento lavora, ha intrapreso la strada della specializzazione nel settore del restauro e recupero degli edifici antichi.

Ha pubblicato il volume La Torre a cavaliere di Bovino, Claudio Grenzi Editore, Foggia 1999.

Sito: Ester Lorusso


Giuseppe LOSAPIO

è nato e vive dal 1976 a Bisceglie (BA). Iscritto presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Bari dove ricopre la carica di rappresentante degli studenti presso il Consiglio di Facoltà. Ha conosciuto il Medioevo all'età di 13 anni perdendosi nel cantiere di restauro del castello cittadino: da quel primo e traumatico incontro ha cercato di conoscerlo per altre vie. Collabora con diverse associazioni e giornali locali occupandosi di rubriche sulla storia locale e nazionale, in particolare delle interpretazioni del Medioevo da parte di autori e storici contemporanei.


Gianluca LOVREGLIO

Gianluca Lovreglio (nato a Taranto nel 1970), è socio ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia - Sezione di Taranto. Dal 1996 svolge attività professionale di docente di lettere (non in ruolo) negli istituti di istruzione secondaria di primo e di secondo grado. Alla propria professione alterna l’attività di ricerca storica sia in ambito medievale e moderno, sia in ambito contemporaneo, l’attività di webmaster in proprio e per istituzioni culturali pubbliche e private, l’attività di consulenza nell’ambito della comunicazione. Ha svolto il compito di consulente storico: nel marzo del 2004 per la società di 
produzione svedese “
Strix television AB”, per la realizzazione del format televisivo “Tidigare Liv” (Vite precedenti), trasmesso in Italia dalla rete Fox Life; nel 2005 della mostra fotografica “Le pietre del potere. Medioevo in terra jonica”, a cura dei CC.RR.SS.EE.CC dell’area jonica e dell’Assessorato regionale alla Pubblica istruzione e sempre nel 2005 per il sito ufficiale della Provincia di Taranto.

È l’editore e il webmaster del sito
www.istoria.net, che ha raccolto l’eredità di “A Sud del medioevo”, il primo sito italiano di storia medievale dell’Italia meridionale, citato da riviste specializzate nazionali e locali. Dal 2003 fa parte della Direzione del sito www.storiamedievale.net. Dal 2000 al 2005 è stato membro del consiglio di amministrazione del CUJ (Consorzio Universitario Jonico della Provincia di Taranto). Nell’ambito della propria attività istituzionale ha collaborato con gli esperti della Università Cattolica di Milano al PON relativo alla realizzazione della Città dei Mestieri e delle Professioni di Taranto, e con l’Istituto Luigi Sturzo di Roma per la realizzazione dello sportello informativo del Progetto Passerelle (Azione di sistema PON - Obiettivo1). Svolge inoltre attività di volontariato presso una associazione di commercio equo e solidale di Taranto.

Ha al suo attivo diverse pubblicazioni scientifiche, apparse sia su riviste culturali sia sul web: Attività culturale e teatro a Taranto fra ‘800 e ‘900, in «Galaesus. Studi e ricerche del liceo “Archita” di Taranto, n. XIII (1988/89); Note sulla tradizione del diruto castello di Uggiano Montefusco, ivi, n. XVII (1992/93); La torre di Raimondello Orsini nella  storia di Taranto, ivi, n. XVIII (1993/94); Le fortificazioni di Taranto in età altomedievale, ivi, n. XIX (1994/95); Il castello di Taranto nei domini di Giovanni Antonio Del Balzo-Orsini, ivi, n. XX (1995/96); L’alterità e l’idea di Europa nella storiografia europea, ivi, n. XXI (1996/97); Lo spettacolo del medioevo: due interpretazioni a confronto, ivi, n. XXII (1997/98); Allevamento e incolto nel mezzogiorno medievale, ivi, n. XXIV (1999/2000); Dall’inferno alla ribellione: storia vera di “sommersi” e “salvati” nei campi di concentramento nazisti, ivi, n. XXVII (2002/03); Informatica e telematica nell’istruzione, ivi, n. XXVIII (2003/04); Federico II e la simbologia del potere imperiale: i castelli di Puglia, in «Economia e Potere» n. 1/95; Il delfino nella rete. Prassi e (poca) teoria della storia di Taranto in Internet, in «Cenacolo. Rivista storica di Taranto», n. XIII (XXV), 2001. Ha collaborato inoltre con le riviste: «Appunti Provincia», «Nuovo Dialogo», «Scintille», «LiberaMente», «Taranto città aperta», e con l'emittente “Radio Cittadella” di Taranto.

Siti: istoria.net - Storia Patria Puglia 


Stefania MOLA

Nata a Napoli nel 1964, si è laureata in Lettere Moderne a Bari e successivamente specializzata in Storia dell’Arte Medievale presso la Scuola di Storia dell’Arte e delle Arti Minori dell’Università «Federico II» di Napoli. Attualmente è caporedattore della Mario Adda Editore di Bari. In precedenza ha collaborato per diversi anni con la Soprintendenza ai Beni AAAS della Puglia, con quella ai Beni AS della Basilicata, con l’Università di Bari, nonché con enti pubblici e privati operanti nel settore dei beni culturali.

A due cose non rinuncerebbe mai, a costo di chiudere i suoi due figli nello sgabuzzino delle scope: alla visione enogastronomica della vita (in forma severa) e ad essere affetta da libridine medievale (allo stadio incurabile).

Va pazza per lo sci, il windsurf, il punto croce e la «Settimana enigmistica», benché il legame tra queste cose (alle quali si applica con costanza e abnegazione) sia uguale a quello esistente tra i cavoli e le merende.


Andrea MONETI

Nasce nel 1967 anni fa ad Arezzo, dove vive. Dopo un decente Liceo Scientifico e Corso di Laurea, si laurea nel 1993 in Ingegneria Elettronica presso l’Università degli Studi di Bologna (proprio lei, la “Dotta e la Grassa”).

È un ingegnere gestionale, e nel corso di questi anni si occupa di organizzazione aziendale, logistica industriale, marketing di acquisti, approvvigionamenti, qualità, relazioni industriali, etc. etc. Che barba, direte!!!. Non vi si può dar torto, ma è pur sempre meglio che lavorare in miniera.

Come può un ingegnere scrivere e parlare di Medioevo? Forse è tutta colpa del libero arbitrio? Forse per quelle combinazioni strane che solo il Caso può ingarbugliare? Segno del destino? Mah!

Forse l’unica spiegazione di questa bizzarra alchimia è che, essendo nato e vissuto da sempre in una città e in una regione dove il Medioevo lo si respira passo dopo passo - sasso dopo sasso, oserei dire -, ne è proprio intriso: con una predilezione per i movimenti ereticali dei secoli XIII e XIV, catari e apostolici in testa. Ma se è per sorte, inclinazione, o chissà cos’altro, che è diventato un appassionato di cose medievali, sicuramente è stato il “vino” a trasformarlo in un romanziere. Sì, proprio così! E senza uso di sostanze dopanti. È infatti uscito mesi fa un suo romanzo, dal titolo Eretica Pravità (pubblicità!), che ha come scenario la vicenda di fra’ Dolcino da Novara. Ci ha preso proprio gusto, e così ne ha scritto un altro, il secondo, 1527. I lanzichenecchi a Roma, che si svolge durante il famosissimo Sacco di Roma. Si sa, dalle nostre parti non difetta il vino.

La sera, quando torna a casa, si sveste dai panni dell’ingegnere, tanto attillati per tutta la giornata. Vede in televisione il deserto, il pressappochismo e il politichese inutile, fastidioso dei governanti nostrali (governo e opposizione, senza distinzioni). E pensa: «I secoli bui mi sembrano molto meno bui». Così, conclude col buon Cecco: «S'i' fosse fuoco, arderei 'l mondo... ma le zoppe e vecchie lasserei altrui»
.


Gaetano PELLECCHIA

Si laurea in Lettere Moderne nel 1998 con una tesi in Storia Moderna. Partecipa al Corso di Perfezionamento in «Storia del Mezzogiorno Medievale», tenutosi presso l'Università di Bari durante l'a.a. 1998/1999. è docente nella scuola media ed ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca. Nel 2001 partecipa all'Ecole doctorale organizzata dall'Università di Roma 3, dall'Università di Roma «La Sapienza», dall'Ecole Française de Rome, dall'Universitè d'Aix-Marseille e dall'MMSH e tenutasi ad Aix-en-Provence su Cartographie informatique et reprèsentation urbaine. Attualmente è assegnista di rRicerca presso il Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali dell'Università di Bari. Fa parte della Direzione del sito e ne cura, insieme al prof. Raffaele Licinio, la sezione www.cinemedioevo.net, dove è possibile leggere, fra l'altro, i suoi articoli sui rapporti fra cinema e storia (medioevo). Infine collabora con i «giovani storici» della Fondazione «G. Di Vittorio».


Teresa Maria RAUZINO

Nata a Peschici ( FG) il 27/1/1955, si è laureata in lettere moderne presso l'Università degli Studi di Firenze, con la tesi La Provincia di Foggia durante il regime fascista ( 1926 - 1937), curata dal professor Rosario Villari. Ha avuto come docenti Ernesto Ragionieri, Giovanni Cherubini, Gabriele Turi e Lanfranco Caretti.

Ha curato le pubblicazioni: Chiesa e religiosità popolare a Peschici (Centro Studi Martella,Vieste 1999), con Liana Bertoldi Lenoci; Adottiamo i centri storici del Gargano Nord (Rodi 1999); Sangillo Opere. Spazi densi alla moviola dell'anima (Grenzi, Foggia 2000); Ischitella e il Varano, con Giuseppe Laganella (Centro Studi Martella, Cannarsa, Vasto 2003); è coautrice del volume Salviamo Kàlena. Un'agonia di pietra, a cura di Liana Bertoldi Lenoci (Grenzi, Foggia 2003).

è autrice del volume Il Regio Liceo Lanza. Dalle Scuole Pie agli anni del regime (Parnaso, Foggia 2004), segnalato tra le migliori monografie ai premi nazionali di saggistica storica “Conversano-Marangelli” e Premio Capitanata 2005.

Iscritta all’Ordine dei giornalisti pubblicisti, collabora con parecchie testate, tra cui «Il Gargano nuovo» e il «Corriere del Mezzogiorno», inserto pugliese del «Corriere della sera». Dal 1997, anno dell'istituzione del Centro Studi "Giuseppe Martella", in qualità di Presidente dell'Associazione, sta sensibilizzando l'opinione pubblica al recupero dell'antica Abbazia di Kàlena, importante testimonianza della cultura della Capitanata e del Sud Italia, da anni abbandonata al degrado e all'indifferenza.


Giuseppe RESTA

Può un architetto nato sul finire degli anni cinquanta del secolo scorso costruire castelli? Certamente sì, se sono castelli in aria. Altrimenti si può solo accontentare di restaurarli (sempre se trova qualcuno disposto a farglielo fare). In alternativa si limita a studiarli in giro per l’Italia e l’Europa. Ma la passione per i castelli è derivata da una mia antica passione per la storia. Non mi sono negato, infatti, nemmeno una piccola esperienza di “scavafosse” insieme a qualche vero archeologo. Poi leggo (spendendo una piccola fortuna in libri sul medioevo), scrivo racconti “etici” su periodici locali e cerco di comunicare la passione per la storia e il territorio ai ragazzini. Nel tempo libero rompo le scatole a tutti quelli che intendono saccheggiare il territorio infischiandosene di Natura, Cultura, Storia e Arte. Ho un sito blog che si occupa di territorio e politica (antiberlusconiana). Spesso, però, mi consolo in cucina preparando cenette sfiziose annaffiate da vino adeguato. Qualche volta riesco anche a fare pure veramente l’architetto: cosa si deve fa’ per campa’!

Qualche mio contributo lo trovate nei recenti lavori: · Galatone. I restauri di Porta S. Sebastiano, a cura di F. Potenza, Galatina 1998; · Il Turismo: opportunità e prospettive di sviluppo per il Salento, Rotaract Club Gallipoli, Gallipoli 2000; · Galatone, la città visibile, Scuola Elementare II circolo, Nardò 2001;  · Agenda 2002, a cura di V. Zacchino, Presidenza del C.C. di Galatone, Galatina 2002; · ORA di SCRITTURA alla corte del Duca, S. Cesario di Lecce 2003. 

Sono quasi interamente miei (perciò è bene diffidarne): · Il Palazzo Marchesale di Galatone. Note storiche ed architettoniche contestualizzate sino all’anno 2002, edito per la Pro Loco Galatone (il libro a è stato presentato a Galatone dal prof. Raffaele Licinio il 29 marzo del 2003); · Galatone in… tasca, guida di storia, arte e gastronomia, Pro Loco Galatone, Galatina, 2004.


Max SILLER

è professore di Filologia tedesca medievale nell'Università di Innsbruck. Nato nel 1946 a Sterzing/Vipiteno (Bolzano). Studi presso la Philosophische Fakultät der Universität Innsbruck. 1969-1971 part-time-Assistant for German Language and Litterature presso l'University of Aberdeen (Scozia). 1973/74 Servizio militare (Palermo, Bolzano, Trento). 1975 Dr.phil. 1991 Habilitation (acquisizione della libera docenza): venia docendi Deutsche Sprache und Literatur des Mittelalters und der Frühen Neuzeit. Dal 1975 docente all'Institut für deutsche Sprache, Literatur und Literaturkritik dell'Università di Innsbruck. Dal 1980 sposato con Heidi Runggaldier. Padre di due figli: Kathrin (nata 1981, studentessa di germanistica e romanistica a Innsbruck e Padova) e Thomas (nato 1982, studente di economia a Innsbruck).

Quando, un caldo giorno d'estate del 1973, su un camion insieme con altre reclute entrai nella caserma 'Ciro Scianna' di Palermo, lessi: «Fa' il tuo dovere e taci!». Da quel giorno cerco di fare il mio dovere e di non tacere mai. Solidarietà!

Sito (anche per bibliografia): Max Siller

   

   


Collaboratori

  su

 Home

 Novità

Indice del sito